Psicologa Psicoterapeuta a Castelverde (Cremona)

Disturbi sessuali

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Breve descrizione. Determinare la devianza di un individuo nell’area della sessualità significa stabilire una chiara norma per il comportamento sessuale. Freud ha definito l’attività sessuale come perversa secondo questi criteri:

  • È focalizzata su regioni del corpo non genitali;
  • Invece di coesistere con l’abituale pratica di rapporti genitali con un partner dell’altro sesso, fa morire e supplisce tale pratica;
  • Tende ad essere la pratica sessuale unica dell’individuo.

E’ emerso che le coppie “normali” hanno una vasta gamma di comportamenti sessuali. Rapporti oro-genitali sono stati accettati come comportamento sessuale sano, ed omosessualità e penetrazione anale sono state rimosse dalle attività perverse. Freud aveva visto che in ogni persona vi è un nucleo latente perverso. Il termine perversione dovrebbe esser quindi attribuito a casi in cui un individuo impone desideri personali a un partner riluttante ad esser coinvolto in un simile scenario sessuale, oppure seduce una persona non responsabile, come un bambino o un adulto mentalmente handicappato. In altri casi, perverso è colui che crudelmente desidera umiliare e degradare il partner. Stoller ha successivamente aggiunto che un individuo è perverso solo quando l’atto erotico è usato per evitare una relazione a lungo termine, emotivamente intima, con un’altra persona. Invece, il comportamento sessuale non è perverso quando serve a costruire una relazione intima e stabile. La definizione delle parafilie del DSM-IV-TR, nel tentativo di non esser giudicante, ha suggerito la restrizione del termine a tutte quelle circostanze in cui  vengono utilizzati oggetti non umani, vengono inflitti a sé o al proprio partner un effettivo dolore o umiliazione o vengono coinvolti bambini o adulti non consenzienti. Nelle forme “lievi”, i pazienti sono turbati dalle loro spinte sessuali parafiliache, ma non le mettono in pratica. Nelle forme “moderate”, i pazienti passano dalla spinta all’azione, ma solo occasionalmente. Nei casi “gravi”, invece, i pazienti mettono sempre in atto le loro spinte parafiliache. Nel DSM-IV-TR vien contemplato il termine parafilia invece di perversione o deviazione.
Tra le principali forme di parafilie troviamo:

  • Esibizionismo, in cui esponendo pubblicamente i propri genitali a donne o bambine sconosciute, l’esibizionista si rassicura della sua mancata castrazione. La reazione di shock che queste azioni provocano lo aiuta a fronteggiare l’angoscia di castrazione dandogli un senso di superiorità sul sesso opposto. Spesso questi uomini rivelano molta insicurezza rispetto al proprio senso di mascolinità.
  • Voyeurismo, che comporta la violazione del privato di una donna sconosciuta, un trionfo aggressivo ma segreto sulla donna. Il voyeurista sembra che abbia avuto un trauma vedendo o sentendo un rapporto sessuale tra i genitori; cioè questa esperienza traumatica avrebbe potuto stimolare nel bambino l’angoscia di castrazione e l’avrebbe portato poi, nella vita adulta, a rimettere in atto la scena più e più volte per padroneggiare attivamente un trauma vissuto passivamente.
  • Sadismo, in cui le persone necessitano di fantasie o azioni sadiche per arrivare ad una gratificazione sessuale; in questo modo stanno spesso inconsciamente cercando di capovolgere scenari infantili in cui sono state vittime di abusi fisici o sessuali. Torturando e facendo provare ad altre persone quello che è successo a loro quando erano piccole, ottengono allo stesso tempo una vendetta e un senso di padronanza sulle esperienze infantili di abuso.
  • Masochismo: anche in questa parafilia, le persone hanno bisogno di umiliazione o addirittura di dolore per raggiungere un piacere sessuale, e anche queste possono stare ripetendo delle esperienze infantili di abuso. Possono essere convinte di meritare una punizione per i loro desideri sadici in conflitto.
  • Feticismo. Per provare eccitamento sessuale, i feticisti necessitano di un oggetto inanimato, spesso un articolo di biancheria intima femminile, o una scarpa, o ancora una parte non genitale del corpo. L’oggetto scelto come feticcio rappresenta il “pene femminile”, spostamento che aiuta il feticista a superare l’angoscia di castrazione. Nella psiche del feticista coesistono due idee: la negazione della castrazione e l’affermazione della castrazione; e il feticcio le rappresenta entrambe. Gli studiosi vedono nella realtà precoce del feticista una traumatica non disponibilità della madre.
  • Pedofilia, quella che può creare nella psiche dei terapeuti più facilmente sentimenti di disgusto e disprezzo. Questa parafilia rappresenta una scelta oggettuale narcisistica e questo significa che il pedofilo vede il bambino come un’immagine che rispecchia se stesso bambino. I pedofili venivano anche visti come individui impotenti e deboli che cercavano i bambini come oggetti sessuali perché questi ponevano minori resistenze o incutevano meno ansia dei partner adulti, permettendo così ai pedofili di fronteggiare l’angoscia di castrazione. Il pedofilo è una persona con gravi disturbi di personalità; la personalità pedofila è  caratterizzata da una fragile stima di sé. Molti individui con questa perversione scelgono lavori in cui possono interagire con bambini perché le risposte idealizzanti di questi ultimi contribuiscono a mantenere un’immagine positiva di se stessi. Il pedofilo spesso idealizza questi bambini; l’attività sessuale con loro spesso comporta la fantasia inconscia di fusione con un oggetto ristrutturante per il proprio Sé. L’ansia riguardo all’invecchiamento e alla morte può essere tenuta a distanza tramite l’attività sessuale con i bambini.
  • Travestitismo. Il paziente maschio si veste da donna per avere in sé un eccitamento sessuale che porta a un rapporto sessuale eterosessuale o alla masturbazione. Il travestito si comporta in modo maschile quando è vestito da uomo e in modo femminile quando è vestito da donna. Travestirsi da donna comporta il concetto di madre fallica. Fantasticando che la madre possieda un pene, il bambino maschio supera la sua angoscia di castrazione. E l’atto di travestirsi da donna può quindi essere un’identificazione con la madre fallica.

Dott.ssa Federica Ferrari
Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)