Psicologa Psicoterapeuta a Castelverde (Cremona)

Centro per la cura di Ansia, Depressione, Attacchi di panico

Dott.ssa Federica Ferrari Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)

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Il Centro nasce a Castelverde (CR), in Via XXIV Maggio, 19 e si propone di andare incontro ai pazienti che soffrono di ansia, depressione, disturbo da attacchi di panico.

Offre un servizio 24 ore su 24.

Attraverso un percorso di tipo farmacologico-psicoterapeutico (dipende dalla gravità del disturbo), il paziente è portato a risolvere quelli che sono i sintomi propri della patologia, fino ad arrivare alla risoluzione completa del disturbo stesso e quindi alla guarigione.

Spesso, durante il decorso della vita, succedono fatti ed accaduti della cui gravità non siamo del tutto consapevoli. E’ proprio in questo frangente che la patologia prende piede.

Attraverso la verbalizzazione, o tecniche che avvengono su lettino psicoanalitico (talora con l’uso di farmaci se la patologia è talmente invalidante da non riuscire a far sì che il paziente riesca a verbalizzare il suo malessere), si snoda un percorso che, attraverso dinamiche intrapsichiche, porta lo psicoterapeuta a riconoscere quello che è il nocciolo della problematica, a rendere il paziente consapevole di questo e, quindi, alla completa guarigione.

Ma vediamo più in profondità che cosa sono l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico.

L’ansia: che cos’e? L’ansia è uno stato psichico, caratterizzato da una sensazione di forte preoccupazione, paura (di frequente, infondata), che riguarda uno stimolo ambientale specifico, unito ad una mancata risposta di adattamento ad una situazione che si esprime sottoforma di stress per la persona stessa.

Quindi, ansia come paura, apprensione, preoccupazione, accompagnata da sintomatologia fisica, come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno.

La sindrome ansiogena è un meccanismo protettivo progettato per prevenire comportamenti potenzialmente dannosi per il corpo stesso.Se, invece, ricorre in maniera cronica e ha un forte impatto sull’andamento della vita di una persona, si può allora diagnosticare un disturbo d’ansia. I più comuni sono:

  • disturbo d’ansia generalizzata (DAG);
  • disturbo di panico (DP);
  • fobia sociale e fobie specifiche;
  • disturbo ossessivo-compulsivo (DOC);
  • disturbo post-traumatico da stress (DPTS).

Secondo la psicoanalisi, l’ansia viene definita come un sintomo-segnale, intorno al quale si dipana il conflitto nevrotico caratterizzato dalla presenza di pulsioni e affetti che vorrebbero essere soddisfatti, ma che sono osteggiati da meccanismi di difesa dell’Io. E le pulsioni sono vissute come proibite e quindi ritenute pericolose. L’ansia, quindi, è il segnale di pericolo avvertito dall’Io e i sintomi significano il tentativo di rinnegamento del desiderio proibito sia a un suo mascherato progetto di realizzazione. Il soggetto, spesso, è inconsapevole del contenuto delle pulsioni rimosse, ed è quindi portato a trasferire fuori dal suo Sé psichico, e quindi nel mondo esterno o nel proprio corpo, ciò che invece investe il suo mondo psichico.

Depressione: che cos’è?  Il disturbo depressivo maggiore o depressione clinica o depressione endogena o depressione unipolare o disturbo unipolare o depressione ricorrente è una patologia psichiatrica o disturbo dell’umore, caratterizzata da episodi di umore depresso uniti ad una bassa autostima o perdita di interesse o piacere nel compiere le attività che, prima che insorgesse questo disturbo, ci piacevano (anedonia). Questa costellazione di sintomi è stata identificata come uno dei disturbi dell’umore nell’edizione del 1980 del manuale diagnostico edito dall’American Psychiatric Association.

Il disturbo depressivo maggiore è una patologia invalidante che coinvolge spesso sia la sfera affettiva che cognitiva della persona influendo negativamente in modo disadattativo sulla vita familiare, lavorativa, sullo studio, sulle abitudini alimentari e riguardo al sonno, sulla salute fisica con forte influenza sullo stile di vita e la qualità della vita in generale.  La diagnosi è stilata in base alle esperienze auto-riferite dal paziente, sul comportamento riportato da parenti e amici e ad un esame dello stato mentale. L’esordio è tra i 20 e i 30 anni, con un picco tra i 30 e i 40 anni.

Le cause che portano all’insorgere della depressione maggiore sono ancora oggetto di studio. All’inizio c’erano due correnti, una che attribuiva molta importanza alle cause biologiche e genetiche, l’altra a quelle ambientali e psicologiche. Oggi i dati disponibili suggeriscono che la depressione sia una combinazione di tutti questi elementi. L’ereditarietà è meno probabile per le forme di depressione lievi, mentre sembra influire più fortemente nelle depressioni ad esordio precoce: il 70% dei bambini depressi hanno, infatti, almeno un genitore che presenta un disturbo dell’umore.

Secondo le teorie psicoanalitiche, la depressione è da ricercarsi in fattori inconsci, ossia nelle relazioni o reazioni individuali del soggetto con l’ambiente di vita e di crescita (ad es. l’educazione familiare e le relazioni interpersonali in famiglia, a scuola e sul lavoro). La depressione endogena è spiegata, dal punto di vista psicodinamico, come la somma di una mancata elaborazione di vissuti emotivi profondi, verosimilmente traumatici, dolorosi o spiacevoli, accumulatesi nell’inconscio a causa di processi difensivi come ad esempio la rimozione; o anche, secondo altri autori, con il perdurare nel tempo di un Super-Io persecutorio che dà luogo a conflitti psichici inconsci. In questi casi, la teoria psicodinamica indica nella risoluzione del conflitto o nella rimozione attraverso prese di coscienza e conseguenti elaborazioni, la strada verso la guarigione della componente psicologica del disturbo passando attraverso una ri-strutturazione della personalità. Tra i fattori psicologici figurano anche i cambiamenti di vita, le fasi di crescita e maturazione dell’individuo legati ai normali processi di invecchiamento e nuovi ruoli sociali o responsabilità (lavoro, famiglia, figli), lasciando vecchi stili di vita, tanto che alcuni autori sostengono che la depressione, se adeguatamente trattata, si tratterebbe di una fase di crisi individuale e interiore da inquadrarsi come un’opportunità per la ristrutturazione della persona e crescita interiore con nascita di un nuovo modo di vedere e vivere la vita.

Attacco di panico. Gli attacchi di panico o disturbo da panico (PD), nel DSM, sono una classe di disturbi d’ansia, che formano un fenomeno sintomatologico complesso e piuttosto diffuso.

Il disturbo, di solito, ha inizio nella tarda adolescenza o nella prima età adulta ed ha un’incidenza da due a tre volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini. A volte, il disturbo non viene riconosciuto e, quindi, non viene mai curato. La maggior parte delle persone guarisce, mentre una netta minoranza sviluppa invece un disturbo da recidiva di attacchi di panico.

L’attacco di panico è caratterizzato da questa costallazione di sintomi:

  • tremori alle braccia e/o alle gambe;
  • oppressione o fastidio al petto;
  • sudorazione;
  • sensazione di soffocamento;
  • respiro corto o sensazione di asfissia o iperventilazione;
  • sensazioni di sbandamento, instabilità e svenimento;
  • palpitazioni o tachicardia sempre più forte;
  • paura di morire;
  • sensazioni di torpore o di formicolio;
  • paura di impazzire o di perdere il controllo;
  • nausea o disturbi addominali;
  • sensazioni di irrealtà, stranezza, distacco dall’ambiente e da se stessi (derealizzazione e depersonalizzazione);
  • vampate o brividi;
  • forte aumento della pressione sanguigna (ipertensione), o, al contrario, rapido crollo (ipotensione);
  • paura di stare sempre peggio e di non riuscire a riprendersi;
  • sensazione di formicolio agli arti e alle mani (parestesia).

Il vissuto di angoscia e di vero terrore, un forte senso di fame d’aria e di cuore “impazzito” che fa pensare alla morte imminente, anche senza un nesso diretto con episodi drammatici. Si tratta di esperienza che sin dal primo nascere stravolge e condiziona la vita, la quale è vissuta con un forte senso di insicurezza e di vergogna, con il terrore che possa ripetersi.

A volte questi attacchi di panico possono essere talmente gravi e dirompenti da provocare depressione; in altri casi, questi disturbi d’ansia e la depressione possono coesistere (comorbilità).

Dal punto di vista psicologico, gli attacchi di panico e il disturbo da attacchi di panico sono considerati una risposta a fattori stressanti ambientali, come l’interrompersi di una relazione significativa o l’esposizione a un disastro potenzialmente letale.

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